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beh non sono un grande esperto di letteratura ma questi sono i miei libri preferiti.... fateveli bastare
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ONE LIFEOctober 27 Le mani sull' UniversitàRiporto uno dei video più chiari trovati su Youtube nello spiegare la c.d. riforma Gelmini (Prof. G.Ruocco della Facoltà di Fisica all'università della Sapienza di Roma) e la mozione del senato accademico dell'Università di Padova. Mozione Senato Accademico 20 ottobre 2008 20 ottobre 2008 Già nella seduta del 15.09.2008 il Senato Accademico espresse una valutazione fortemente critica nei confronti delle misure assunte dalla cosiddetta “manovra d’estate” e che hanno ricevuto una definitiva approvazione parlamentare con il D.L. 25.06.2008 n. 112, convertito in legge 6.08.2008 n. 133. Sinteticamente si indicano qui le principali linee di intervento di tali provvedimenti di legge ed i loro effetti negativi per il nostro sistema universitario: - La trasformazione in Fondazioni delle Università determina la privatizzazione degli Atenei, con la conseguenza di privare il Paese della risorsa rappresentata da una rete di università pubbliche; - La riduzione del Fondo per il Finanziamento Ordinario con tagli ai finanziamenti per gli Atenei di oltre 400 milioni di euro all’anno e la riduzione del turn over con assunzione di personale docente e tecnico-amministrativo solo nella misura del 20% delle cessazioni dell’anno precedente avranno le gravissime conseguenze di rendere impossibile il funzionamento degli Atenei, di rendere ancor più difficile la competitività internazionale delle nostre Università, di impedire il ricambio dei giovani, perdendo un preziosissimo capitale umano e accelerando la “fuga dei cervelli” dal nostro Paese. Il Senato Accademico dell’Università di Padova è consapevole della situazione di difficoltà dell’economia e della finanza pubblica del Paese. Tuttavia, ribadendo il giudizio fortemente negativo già espresso, ritiene grave ed irresponsabile una politica che proceda attraverso riduzioni così massicce dei finanziamenti per le Università pubbliche al solo scopo di “fare cassa” a spese dei loro bilanci. Per di più, una politica di tagli indiscriminati penalizza doppiamente proprio gli Atenei che hanno un rapporto virtuoso tra spese fisse e FFO, e non avvia quella politica, oggi invece necessaria, di riqualificazione della spesa. L’Università di Padova non può accettare in alcun modo che il Paese rinunci alla formazione superiore del proprio capitale umano e che si affossi il sistema universitario – anche con l’inaccettabile proposta di trasformazione delle Università in Fondazioni private – così abdicando ad un suo fondamentale dovere e ledendo una volta di più il principio, costituzionalmente sancito, dell’autonomia universitaria. Non è più possibile che si generalizzi la situazione dell’intero sistema universitario italiano evitando di distinguere gli Atenei che si sono comportati in modo corretto in questi ultimi anni e gli Atenei che hanno invece dimostrato di gestire in modo disinvolto i loro bilanci. L’Università di Padova, che ha il bilancio perfettamente a posto, è ai primissimi posti nel ranking nazionale e ha investito massicciamente nella ricerca e nella formazione di giovani ricercatori, promuoverà pertanto nel prossimo periodo una vasta campagna informativa per illustrare all’opinione pubblica le motivazioni della propria posizione contraria ai provvedimenti governativi. Per queste ragioni il Senato Accademico - chiede con forza al Ministro di reimmettere nel sistema universitario con la Legge Finanziaria 2009 i finanziamenti tagliati con la “manovra d’estate”, distribuendoli secondo parametri di qualità tra gli Atenei e che le Università sotto il 90% nel rapporto tra spese fisse e F.F.O. possano almeno assumere ricercatori, uscendo in questo senso dal blocco del turn over previsto dalla manovra stessa; - individua per le prossime settimane una serie di iniziative che hanno come principale obbiettivo quello di promuovere un’ampia e partecipata mobilitazione dei docenti, del personale tecnico-amministrativo e degli studenti e di coinvolgere le famiglie e l’intera società civile del Paese nella mobilitazione a difesa dell’Università come bene pubblico e per il rinnovamento, secondo parametri di qualità, del sistema universitario italiano; - auspica che i Presidi di Facoltà nella giornata di giovedì 23 ottobre p.v., nella mattinata, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, promuovano assemblee di Facoltà, con contemporanea sospensione delle attività didattiche, per approfondire e dibattere i contenuti della legge 6.08.2008 n. 133; - chiede ai docenti dell’Ateneo di ribadire agli studenti, nel corso della loro attività didattica, gli aspetti negativi dei provvedimenti previsti dalla “manovra d’estate” e di sviluppare, nelle forme e nei modi che ciascuno riterrà più opportuni, azioni come le “lezioni in piazza” che abbiano quale diretto obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica cittadina contro l’azione del governo sull’Università, illustrando i motivi dell’agitazione in corso ed esplicitando le motivazioni della protesta; - chiede al Magnifico Rettore: . di inviare alle famiglie degli studenti una lettera del Senato Accademico che illustri la posizione dell’Università di Padova sulle questioni di cui sopra si è parlato; . di richiedere ai Presidenti del Consiglio Comunale di Padova, del Consiglio Provinciale e del Consiglio Regionale del Veneto un incontro istituzionale che preveda la partecipazione del Rettore dell’Ateneo, per promuovere l’approvazione di un o.d.g di solidarietà nei confronti dell’agitazione in atto e per sviluppare un ampio dibattito, costruendo proposte comuni con gli altri soggetti istituzionali sulle prospettive del sistema universitario regionale; . di prendere contatto con i responsabili istituzionali degli Enti e delle Associazioni i cui rappresentanti sono stati chiamati a far parte della Consulta del Territorio, per ulteriori forme di sensibilizzazione e di coinvolgimento. Il Senato Accademico, nel ribadire la propria ferma opposizione all’azione in atto di attacco gravissimo all’Università come istituzione pubblica essenziale per il futuro del Paese e delle generazioni più giovani, sottolinea come l’obiettivo delle forme di mobilitazione individuate sia quello di esprimere tutta l’indignazione del mondo universitario per tale azione, aprendo gli Atenei al necessario dialogo con le realtà istituzionali e con la società civile del territorio, senza peraltro compromettere la formazione degli studenti, ledendo il loro diritto ad un apprendimento efficace attraverso un regolare svolgimento delle attività didattiche in corso. July 18 Piazza Navona secondo Travaglio![]() Foto di micromega l'Unità, 10 luglio 2008 Lettera aperta al direttore Caro direttore, quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio). Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono. Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale. Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi. Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio Colombo - “confonde il dialogo con i suoi monologhi”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici. Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato. Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino? Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita. June 11 GOMORRA Ha la potenza di un'urlo, è un fascio di luce stampato in faccia a chi vorrebbe vivere nell'ombra, vorrebbe starsene lì dove le differenze si annullano, dove gli eroi si dimenticano,dove chi avvelena le terre e la gente del sud si circonda di deliranti manifestazioni di potere. "La forza delle parole" fino a poco tempo fa mi sembrava solo una frase fatta, caricata di un significato artificioso. Solo ora, dopo aver visto un mio compagno patito delle "fieste" universitarie ,solito ad alzarsi tutto l'anno alle tre del pomeriggio, saltare la solita serata di sballo per leggersi il libro di Roberto Saviano; solo ora 800.000 copie dopo, la sento vicina a me, tangibile. Ora che sapete non potete voltarvi dall'atra parte, ora che avete visto non potete far finta che la Camorra ( e la mafia in genrale) sia una cosa che in fin dei conti non ci riguarda, che tanto è un fenomeno lontano per noi "gente del nord". Probabilemnte è vero che nessuno di noi è mai stato minacciato dalla mafia, probabilmente è vero che lottando contro un sistema così potente sembra di combattere contro i mulini a vento, ma lavarsene le mani, non parlarne mai nelle discussioni al bar, a tavola, sotto il sole in spiaggia, il cavaesela con "tanto è sempre stato così" o "alla fine io cosa posso fare?" ci rende corresponsabili in maniera indiretta con i killer strafatti che fanno più morti in italia che ogni organizzazione criminale nel resto del mondo, con quei boss che se ne stanno profumati nelle loro ville holliwoodiane mentre tutto intorno la terra rigurgita monnezza. Il nostro silenzio è imbrattato di sangue. Non è vero che non si può fare niente, sono balle: il fatalismo, il menefreghismo sono l'argomentazione più comoda e meschina che ci sia: non bisogna essere necessariamente dei martiri, però alle elezioni bisogna scegliere chi lotta contro la mafia- epicentro della gran parte dei problemi del nostro paese- e non chi è colluso con essa, e bisogna parlarne perchè il solo parlarne diffonde una mentalità, un modo di vedere le cose, una speranza permettendogli di crescere. Enzo Biagi intervisa Roberto Saviano ( Parte 1 ) ( Parte 2 ) Le Iene June 09 I colpi ad effetto, che fanno effettoQualche settimana fa dei miei amici che alle scorse elezioni avevano votato per il "Popolo della Libertà, provvisoria" (come lo definisce Travaglio) tutti belli soddisfatti, ad appena una settimana dal giuramento del nuovo governo nelle mani del Presidente della Repubblica, mi hanno spiattellato in faccia tutta la "capacità operativa" e il pragmatismo della loro parte politica. Io di natura moderato ho risposto che volevo aspettare di vedere i fatti prima di giudicare. In attesa dei fatti guardatevi nel frattempo questo video e fatevi un'idea. Altri argomenti, che qui Travaglio non tocca o tocca solo marginalmente, sui quali il Presidente del Consiglio si è già pronunciato in maniera molto brillante sono: 1) Un' eventuale nuova legge che consente alla magistratura di utilizzare le intercettazioni solo per combattere la criminalità organizzata (mafia,camorra,ndrangheta ecc.) e il terrorismo, e che propone multe salatissime per i magistrati che le utilizzano per altri fini e per gli editori che le pubblicano. Ne deduco che se questa legge fosse entrata in vigore 5 anni fa Moggi piloterebbe col cellulare ancora le partite di tutta la serie A, non si sarebbero scoperti scandalo Unipol e da ultimo quello delle imprese che lucravano sullo smaltimento fasullo dei rifiiuti a Napoli. 2) E' stato approvato un decreto-legge che prolunga - ancora una volta - la permanenza abusiva sui nostri schermi di Rete 4 (che dovrebbe essere trasferita sul digitale terrestre da 9 anni ), ai danni del la legittima concessionaria: Europa 7. In spregio delle sentenze del Consiglio di Stato, della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea che ha dichiarato illegittima la legislazione italiana in materia. Come se non bastasse a causa della "Legge Gasparri", che consente solo alle reti già presenti nell'analogico ( RAI e Mediaset) di entrare nel digiitale terrestre, la Commissione Europea ( il Governo dell'UE) ci ha messi in mora nel 2006 avvertendoci che se entro un paio d'anni non avessimo sbaraccato la Gasparri sarebbe partita una multa retroattiva dal 2006 di 400 milioni di euro, pari a 300.000 euro al giorno circa -e poi ci si lamenta delle tasse di Prodi, lamentiamoci di tutto - per avere maggiori info su questo argomento guardate il video su Youtube "Unici colpevoli: i cittadini" dal 6° minuto. Scusate ho aggiunto un'altro video sulle intercettazioni, ma cadeva a fagiuolo come si dice March 12 Credo Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo
al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto
ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e
una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un'inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà
mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera
diversa. Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serva molta energia. "Radiofreccia" di Luciano Ligabue ( http://www.youtube.com/watch?v=GR-AH-KUQl4 ) p.s Qualcuno mi sa dire i titoli delle canzoni che ci sono nel video
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per quanto riguarda i film sono un pò più ferrato ecco i film che vi consiglierei di guardare. Quando cito solo il regista penso sia doveroso vedere tutte le loro opere, perchè sono pietre miliari della storia del cinema
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